Whole Foods Market, Il colosso Statunitense della grande distribuzione ha pubblicato quelli che secondo la sua amplissima rete di clienti, fornitori, esperti di settori e collaboratori provenienti da 490 sedi distributive in tutto il mondo saranno i trend nel food da seguire per quest’anno. Va precisato che sebbene sia una realtà Statunitense, la sua supply chain e la sua copertura commerciale sono globali. Loro stessi trattano i trend che tra poco andremo a elencare come trend globali e non corrispondendi ai soli territori del Nord America.

Detto questo e vista l’autorevolezza e l’estensione commerciale di chi li pubblica, abbiamo pensato che i dieci trend pubblicati da Whole Foods potessero essere di interesse per molti dei nostri lettori e collaboratori. Andiamo a vedere quali sono:

1. Agricoltura rigenerativa

Secondo Whole Foods Market un importante trend da tenere d’occhio quest’anno sarà quello dei prodotti ricavati dall’agricoltura rigenerativa—la gestione di coltivazioni e allevamenti che mirano a recuperare e rigenerare terreni impoveriti o degradati. Questo genere di terreni si pongono l’obbiettivo si ripristinare le qualità originali di alcuni territori, specialmente la loro biodiversità. Questo trend rientra nel più popolare trend del utilizzo consapevole e sostenibile delle risorse naturali.
I consumatori sono sempre più attenti a questioni di sostenibilità e di prodotti o produzioni che contribuiscono al ripristino di coltivazioni e allevamenti che riducono lo sfruttamendo delle risorse, l’emissione di sostanze inquinanti e in genere rallentano il riscaldamento globale e impattano positivamente l’ambiente.

2. Farine alternative

I tipi di farina disponibili ai consumatori sono aumentati esponenzialmente. Tuttavia persino per gli intenditori o per coloro che per via di intolleranze cercano costantemente farine alternative, quelle elencate da Whole Foods Market potrebbero sorpendere. Il loro articolo parla di farine innovative che subiranno, secondo loro, una forte crescita in domanda grazie al forte apporto di proteine, fibre o entrambe. Tra queste figurano farine di banana, di cavolfiore, di cocco e la farina di tigernut, una farina ricavata dalle omonime noccioline. L’articolo parla anche delle loro applicazioni, e delle ragioni del loro previsto successo. Secondo l’azienda, a guidare la crescita non sarà soltanto il loro contentenuto di fibre e proteine ma anche il desiderio dei consumatori di sperimentare e integrare la propria dieta con nuove farine, anche attraverso il consumo di snack e altri prodotti da forno.

3. Ingredienti e piatti dall’Africa Occidentale

Secondo le previsioni, al contrario di quanto si è sempre visto, ovvero cibi esotici e indigeni reperibili solo presso negozi e ristoranti etnici, quest’anno vedremo sempre più spesso piatti tradizionali e ingredienti indigeni originari dell’africa occidentale negli scaffali e sulle tavole di negozi e ristoranti dal appeal più ampio.
Tamarindo, moringa, zenzero, ma anche cereali quali fonio, teff, sorgo e miglio, saranno tutti ingredienti tipici del posto a crescere in popolarità. A trainare la crescita saranno anche personalità di spicco quali chef rinomati che abbracceranno e promuoveranno ingredienti e piatti tipici della zona.

4. Snack sempre più freschi

L’articolo spiega che quest’anno sempre più snack apparterranno alla categoria freschi e pian piano li vedremo spostarsi nei frigorifero, dove i cosidetti snack “to-go” da mangiare o bere in movimento occuperanno sempre più spazio. A dirla tutta questo è qualcosa che già sta avvenendo da qualche anno. Già vediamo le micro confezioni monoporzione di pinzimonio da consumare “al volo”, o i mini box di macedonia fresca già tagliata da consumarsi come snack. Ma il loro articolo va un pochino oltre parlando di barrette proteiche con frutta fresca e zuppe pronte da bere in cartoncino.
Questo, inoltre, come si legge nell’articolo, oltre a rafforzare l’idea che sempre di più cerchiamo la convenienza di piccoli snack e mini pasti pronti, evidenzia un’altra tendenza: quella di etichette quasi azzerate. Se infatti uno snack per poter durare dei mesi a temperatura ambiente doveva necessariaente riportare in etichetta liste infinite di ingredienti e additivi, oggi questa freschezza dimostra una forte riduzione degli ingredienti, senza i quali la nuova generazione di snack freschi non potrebbe mai durare dei giorni se non appunto all’interno di banchi frigo.

5. Alternative vegetali alla soia

La soia è letteralmente ovunque. Impiegata per apportare proteine e correggere la “texture”, densità e cremosità di alcuni alimenti, è difficile passare un’intera giornata senza consumarla, anche inconsapevolmente. Stiamo dunque notando, come evidenzia l’articolo, come il “soy-free”, o “senza soia” potrebbe diventare un nuovo importante claim in etichetta. Sempre più spesso infatti i grandi brand cercano soluzioni alternative ai prodotti a base di soia. Questa è stata per lungo tempo la principale alternativa proteica ai lattosio. Ma causa una crescente popolazione allergica e un desiderio di provare alternative da parte dei consumatori ha spinto la ricerca verso nuove soluzioni.
Essendo essa però quasi sempre impiegata come fonte proteica alternativa della carne, le sue alternative a loro volta dovranno essere vegetali. Tra gli ingredienti impiegati come alternative alla soia nella preparazione di alimenti figurano i fagioli mungo (chiamati anche fagioli verdi o fagioli indiani), semi di canapa, zucca, avocado, semini di anguria e clorella.

6. Creatività per burro e creme spalmabili

Secondo l’articolo semi, noci, snack; tutto diventerà burro spalmabile. Gli aspetti trainanti saranno la dieta vegana, quella keto, addirittura quello paleo (dieta per cui si dovrebbero mangiare soltanto cibi che esistevano nell’era paleolitica, dunque carne magra, pesce, verdura, semi, radici, bacche, frutta, miele, ecc). Le creme faranno gioco forza anche con ingredienti appartenenti ai “superfood”, quindi radici, semi e alghe ricchissime in vitamine, proteine e fibre. La trasparenza in etichetta giocherà un ruolo importante e si tenderà a eliminare olio di palma. Guadagneranno importanza invece noci e altri ingredienti coltivati responsabilmente.

7. Più scelta e più qualità nei menù bambini

Il cambio di generazione che vedrà l’80% dei millenials con un figlio entro il 2026 porterà menu più completi, salutari e sofisticati ai bambini. Il forte focus dei media per giovani chef e gli ampi spazi dati a programmi di cucina porteranno i genitori a cercare alternative più gourmet per i primi figli. I brand stanno già prendendo nota. L’obbiettivo è quello di offrire ai più piccoli soluzioni che, sebbene ridimensionate, assomiglieranno a quelle per adulti.

8. Alternative allo zucchero

Per decadi lo zucchero semplice ha fatto da rè a tavola. Di recente la stevia, il miele, sciroppi d’acero e pochi altri hanno conquistato il loro spazietto sugli scaffali e sulle tavole dei consumatori. Quest’anno però sarà l’anno delle novità con sciroppi di riduzioni di frutti come il monk fruit, melograno, cocco, che donano dolcezza e aromi autentici a prodotti da panificazione, da pasticceria, ma anche marinate e glasse per la carne.

9. Alternative della carne

Hanno fatto parlare moltissimo i nuovi hamburger vegetali—hamburger privi di ogni tipo di carne. Attenti però che non dev’essere per forza una scelta di tipo bianco-o-nero. Tra la carne e i sostitutivi della carne c’è spazio e in molti si stanno preparando. Ci sono mercati (come potrebbe essere quello italiano) dove sebbene l’attenzione per l’ambiente o il benessere degli animali stiano crescendo, il complesso sociale che include consumatori e produttori non è pronto a prodotti vegetali che si presentano come la carne. C’è anche un’importante fetta di mercato composta dai flexitariani—individui che non intendono rinunciare completamente alla carne ma che decidono di ridurne i consumi o di consumare carne più sostenibile. Per queste ragioni in molti vedono un opportunità negli hamburger e prodotti simili composti da, per esempio, 75% carne e 25% ingredienti vegetali.

10. Alternative analcoliche ai classici drink alcolici

Whole Foods riporta un importante numero di consumatori che cercano alternative non alcoliche ai più classici cocktail o drink alcolici. Per questo motivo dovremo aspettarci nuovi prodotti alternativi e più sofisticati delle tipiche birre senza alcol. Stiamo parlando di birre IPA, birre golden ale, veri e propri gin tonic non alcolici e bevande non alcoliche create seguendo le stesse tecniche produttive delle alternative con alcol.

 

Nell’adempire alla nostra missione di ricerca e studio dei nuovi trend, una lista redatta da Whole Foods Market non va certamente ignorata. Senzaltro l’evoluzione che vivranno questi trend cambierà in base al territorio e la cultura locale, ma è innegabile che all’interno del loro articolo troviamo ottimi spunti, quali la distribuzione di hamburger e prodotti simili composti da impasti misti di carne e verdure. Vedremo quanti e quali dei 10 trend si riveleranno veri e quali no, nel frattempo, continuiamo a monitorare.

 

L’articolo originale è consultabile qui: https://www.wholefoodsmarket.com/tips-and-ideas/top-food-trends

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